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Luca era gay, e quindi?

Torno dopo un po’ di tempo, più o meno come fanno i cantanti della vecchia guardia nel periodo di San Remo.

Ed è proprio con il festival di San Remo che arriva una polemica sulla canzone di Povia “Luca era gay” la quale è stata accusata di essere offensiva nei confronto degli omosessuali, perchè sembrava che l’omosessualità venisse vista come una malattia dal caro Povia.
Sicuramente non è una canzone che simpatizza (il termine più idiota che mi è venuto in mente) l’omosessualità ma sicuramente nemmeno l’offende. Mi spiego. Se io fossi omosessuale certamente non mi offenderei per una canzone del genere, ma rimarrei stupito dal fatto che una canzone banale come quella possa essere arrivata seconda a quello che viene chiamato festival della musica italiana. Perchè non raccontiamoci frottole è davvero banale. Diciamo che si potrebbe davvero fare meglio se si volesse offendere qualcuno.e poi con tutte le cose importanti su cui discutere ci si mette a discutere su queste cose…
E’ così impossibile vederli come persone normali quali sono? mah! forse sono io che ci vedo male allora…
Però vedo che si perde spesso molto tempo a fare discussioni inutili.

Vi lascio con un video preso appunto dal Festival dove parla Roberto Benigni, probabilmente una delle persone più intelligenti che ci sono.

http://www.megavideo.com/?v=SVOD9XY7
Perchè di peccati c’è solo la stupidità…

Eccesso di emozioni

Ammetto che in lavorazione c’era un articolo che certamente non può essere accomunato al titolo che sto dando a questo, ma la pressione emotiva che certi avvenimenti ti provocano e troppo forte, quindi devo, nella maniera più assoluta, dare la precedenza a questo post.

Ieri sera si è tenuto il concerto di Giovanni Allevi a Bresso appena fuori milano, data conclusiva dell’evolution tour.
Emozionato come un bambino che sta per aprire un regalo a Natale, mi preparo per recarmi, con un discreto anticipo (5 ore, facciamo 4 per via del viaggio in macchina!), sul luogo del concerto.
Arrivato in orario pre-cena decido ad ogni modo di mangiare qualcosa, anche se l’agitazione fa si che la mia fame non sia molta. Verso circa le 19 aprono gli ingressi per l’area adiacente a quella dove si terrà il concerto vero e proprio con sedie numerate, a mo’ di teatro.
già nell’aria risuonano le note di alcuni brani che la maestosa orchestra sta provando e tutto questo rende la situazione sempre un po’ magica e aiuta altresì a far crescere in me la voglia di vedere come ci stupiranno.
Mi siedo su di una panca dopo aver preso qualcosa da bere (una pepsi per l’esattezza), per calmare l’agitazione e per fare anche passare un po’ il tempo, visto che il concerto non sarebbe iniziato prima delle 21.00.
Intanto faccio quattro chiacchiere con i miei compagni di viaggio, mentre sempre in sottofondo una dolce melodia accompagna le ore che separano l’inizio dell’evento.
E’ quasi ora, meglio recarsi verso l’ingresso dell’area concerto propriamente detta.
Vicino all’ingresso vedo un banchetto che vende alcuni gadgets, oltre che agli album, decido quindi di acquistare il poster dell’Evolution tour e una spilla, giusto per ricordarmi della serata, anche se poi non me la scorderò mai.
verso le 21 ci fanno entrare per prendere posto, e dopo mille peripezie siamo riusciti a decifare il biglietto e a capire quale fosse il nostro posto.
L’emozione era tanta che mi tremavano le mani, forse il mio subconscio era convinto che fossi dovuto salire io sul palco, ma non era il momento. Eccolo che entra.
Con la sua inconfondibile corsetta a mo’ di aereoplanino si palesa accanto al suo fido pianoforte per darci il benvenuto e spendere un po’ di parole per introdurci il primo di una serie di brani per pianoforte solo.
uno dopo l’altro i brani per pianoforte solo si susseguono mettendo in evidenza alcuni passi fondamentali della sua carriera, della sua personalità senza farsi mancare qualche battuta ironica per rallegrare gli animi dei presenti, anche se solo premendo un tasto del pianoforte è in grado di attirare a se tutta l’attenzione della platea. Dopo aver fatto, caso vuole, alcuni dei brani per pianoforte solo che più apprezzo per il grande spessore emotivo si allontana per qualche minuto lasciando il tempo all’orchestra, “i virtuosi italiani”, di prendere posto e iniziare così a stupire ulteriormente il pubblico presente.
Già dopo un paio di brani la folla è letteralmente in delirio, appausi interminabili, standing ovation, cose insolite per un concerto di musica classica, ma succede questo quando un gruppo di persone è in grado di farti leggere dentro, senza nemmeno spendere una sola parola. Questo è il potere della musica. Se parte dal cuore, al cuore ritorna.
I brani si susseguono e lasciano tutti stupiti, tra questi Foglie di Beslan riesce a commuovere la folla e anche Allevi; un brano dedicato alla strage di Beslan prima di apprestarsi a suonare questa frase del musicista rimane nell’aria e raggiunge tutti nel profondo: “perchè l’innocenza non cada più vittima dell’odio”, un appauso e via.
Siamo arrivati all’ultimo brano, un po’ tristo perchè consci che questa magica atmosfera finirà non appena fuori dai cancelli per lasciare solo il ricordo di una serie di emozioni che ti scalfiscono dentro senza la possibilità di poterla cancellare, e forse è giusto così. 300 anelli è così l’ultimo brano che l’orchestra e il suo direttore ci propongono nella prima parte Allevi se ne sta seduto per terra ad ammirare, come tutto il pubblico d’altra parte, l’immensa bravura dell’orchestra e a vedere, ancora una volta, una sua creazione prendere vita e investire il pubblico già carico di emozioni raccolte sull’appena percorso sentiero musicale. Nella seconda parte orchestra e pianista si divertono a mostrarci, sotto un’altra forma, l’interazione tra la natura e l’uomo, rispettivamente l’orchestra sinfonica e il pianoforte.
Dopo un lungo applauso, da dolore lancinante alle mani, ci vengono riproposti altri 3 brani come bis. L’orchestra esce e un po’ di gente comincia a dirigersi verso le uscite, mentre una piccola folla, tra cui il sottoscritto, si riunisce appena sotto il palco, e li succede ciò che non avrei mai immaginato. Tra le ovazioni della folla il musicista viene richiamato sul palco e suona quindi un brano al pianoforte, esce e di nuovo viene richiamato, lui emozionatissimo, ma comunque stremato dalla serata, non si fa attendere e suona un altro brano. Ma la folla ancora assetata di musica lo richiama e lui ne esegue un altro, alla fine del quale fa capire che però sarebbe stato davvero l’ultimo ora. Finito questo allora nessuno più prova a chiamarlo e così mi dirigo verso l’uscita consapevole del fatto che il mio tanto desiderato autografo non comparirà per il momento sull’album, anche un po’ per compassione visto la faticosa serata che ci ha regalato.
Quindi si esce dall’area e ci si dirige verso la macchina ripensando a tutte le emozione appena provate, troppe per essere metabolizzate in fretta ma in grado di dirti ad un orecchio che “se vuoi puoi”, che non è sempre impossibile ottenere quello che davvero si desidera.

Sembrerà anche strano ma tutto ciò che è successo aiuta a crescere emotivamente, questo a prova del fatto che la musica e un grande strumento, se guidata nel modo giusto riesce ad entrare nell’anima di una persona e a depositare un regalo di cui magari se ne scoprirà l’utilità solo in futuro. Questo mi ha fatto persare che niente è meglio della realtà per raccontare la realtà. Molte sfumature vengono perse ascoltando la musica da un cd, mentre dal vivo hai tutto, la grande potenza della musica, il grande impegno dei musicisti il tutto per aiutarti a diventare ogni giorno migliore, scatenando in te ciò che ti porterà magari a fare grandi cose, per te stesso.

Grazie Giovanni Allevi.
Grazie Musica.

P.S.:Le foto non sono un gran che. Come fotografo faccio un po’ pena, lo so!

Altro:
Sulla strage di Beslan

La Musica nella testa di Giorgio, pardon, Giovanni Allevi

Coperina de \

Allora, oggi parliamo del libro di cui sopra si può vedere la copertina, cioè “la musica in testa” di Giovanni Allevi.

Ma partiamo dall’inizio. Per chi non lo conoscesse, Giovanni Allevi è un pianista, compositore, filosofo, conosciuto in tutto il mondo e, per fortuna, molto famoso anche in italia.
Diciamo che conobbi la sua musica lo scorso anno, quando andai al suo concerto tenutosi a Pavia. Come per ogni concerto, normalmente una persona si prepara psicologicamente per quello che andrà poi ad ascoltare. Ad ogni modo, sono stato letteralmente rapito dalla sua musica, come moltissime persone che ascoltano le sue opere, anche se ad essere sincero…al concerto essendo molto lontano non sono poi riuscito a sentire molto! per fortuna esistono i cd!

Come ogni fan che si rispetti, anche se secondo lui fan non è la giusta definizione, quando vidi che Giovanni aveva scritto decisi di leggerlo.

La musica in testa non è un libro che racconta una storia qualsiasi, ma la sua, la storia di un ragazzo timido introverso che sfida tutto e tutti per realizzare il suo sogno, quello di far emozionare il pubblico con i suoi pezzi, perchè già dalle prime esibizioni, comincia a far conoscere il suo stile, uno stile che non esiste, a metà strada tra la musica classica e il jazz, anche se gli amanti del jazz amano precisare che lui non è un vero pianista jazz visto che non improvvisa. Cercare di sfondare, nel mondo della musica non è una cosa facile, soprattutto per un musicista, in particolare il piano solo, che cerca di proporre al pubblico ciò che lui sente nella sua testa in ogni momento della giornata e della notte, in pratica la musica. Perchè come dal titolo del libro, lui ha la musica in testa, cioè un’entità che lo viene a trovare di tanto in tanto e gli fa sentire delle sempici melodie che arrivano a trasformarsi in brani per orchestra.
Il libro racconta, della sua scalata, perchè oltre quella montagna c’è il suo sogno e lui è determinatissimo a raggiungerlo, anche a costo di esporsi troppo al giudizio degli altri, anche a costo di fare cose che possono sembrare follie.
Infatti secondo lui tutti dovrebbero fare di tutto per arrivare a realizzare i propri sogni, perchè la sua storia dimostra quanto i sogni, se realmente voluti, possono essere realizzabili, basta volerlo. Ma questo non viene espresso nel solito modo noioso e scontato, ma raccontato i passi salienti della sua vita, cioò che lo ha portato ad essere quello che è, anche con un po’ di autoironia che se vogliamo fa sempre bene, il tutto intrecciato a piccole “perle di saggiezza”.
Il suo amore per la musica non come insieme di suoni ma come Entità lo porta a scivere “musica” con la lettera maiuscola ogni volta, che lo porta a dire che il pianoforte non è il mezzo attraverso il quale lui suona ma lui, in quanto pianista, è il mezzo attraverso il quale il pianoforte e, la musica,  esprimono tutta la loro essenza.

Io davvero consiglio a chiunque non consideri la musica solo qualcosa che si ascolta ma anche qualcosa che si prova, che emoziona, di leggere questo libro.

Per ascoltare la sua musica e leggere qualcosa in più riguardo all’Artista: http://www.myspace.com/giovanniallevi